Associazione Pro Loco Faedis
LA STORIA

Faedis, da "fagetum" ovvero bosco di faggi, fa il suo ingresso nella storia poco dopo l'anno 1000 quando il patriarca aquileiese Popone dà il permesso ad Odorico di Auspergh, un nobile carinziano, di erigere un castello sul monte "Cuc", da qui il nome Cucagna, che identificherà i nobili di Faedis.

Ingresso della Grotta 'Ciondar des Paganis'La presenza umana nella zona, invece, si può attestare attorno all'anno 2000 a.C., data a cui risalgono i reperti rinvenuti nella Grotta "Cjondar des Paganis" al confine tra i comuni di Faedis e Attimis. Sicure sono le tracce anche del passaggio dei romani (monete ed altri resti), con la presenza quasi certa di una villa di un colono alla base della collinetta di Colvillano e di un tempietto votivo dove è collocata attualmente la Chiesa di Santa Maria Assunta a Faedis.

Dal 1000 in poi la storia di Faedis è stata fortemente caratterizzata dalla presenza della famiglia nobile dei Cucagna, dalla quale derivarono poi gli Zucco, i Partistagno e i Freschi che, con la costruzione dei castelli e delle ville, hanno praticamente dominato su questi territori fino all'arrivo di Napoleone e degli austriaci. La popolazione faedese, sotto il dominio di questa famiglia passo spesso momenti difficili, sia a causa  dell'eccessivo sfruttamento da parte dei nobili stessi sia a causa della scelte politiche e di schieramento dei Cucagna, che la esponevano a continui saccheggi e devastazione da parte degli eserciti dei nobili nemici.

Lo stemma della famiglia Cucagna sulla facciata della chiesa di FaedisI nobili Cucagna per cercare di non perdere l'appoggio della popolazione, resero libero di tanto in tanto qualche servo, ma l'atto più consistente verso la popolazione si ebbe il 25 maggio 1326 quando venne emanato lo "Statuto della Villa di Faedis" nel quale furono scritte le leggi che regolavano la vita nella vicinia.

La vita per la popolazione di Faedis non cambio granchè neache con l'arrivo di Venezia, che nel 1420 conquistò il Friuli. La Serenissima dava molta importanza al Friuli sia dal punto di vista militare che agricolo e per questo aveva bisogno dell'appoggio dei nobili friulani. In questa ottica si spiega perché lasciò quasi del tutto inalterati i privilegi e il potere della classe dominante.

L'arrivo dei francesi nel 1797 diede una svolta alla realtà politica, sociale e alla mentalità popolare della gente friulana. Purtroppo la successiva conquista del Friuli da parte degli austriaci, i quali occuparono la regione dal 1813 al 1866, arrestò lo sviluppo di queste idee di libertà, che solo intorno al 1848 ripresero a propagarsi permettendo la cacciata degli austriaci e il passaggio sotto l'Italia. Faedis, grazie a don Antonio Leonarduzzi (il parroco all'epoca era considerato il non plus ultra del sapere, culturalmente il punto di riferimento fondamentale), prete di ispirazione liberale, che riesce ad inculcare questi valori nella gente della sua parrocchia, si rivela uno dei centri di maggior fermento nel periodo che precede l'annessione del Friuli al Regno d'Italia.

Campagne di Faedis - inizio 900Questo dato viene confermato quando il 21 e il 22 ottobre 1866, in occasione del plebiscito per sancire l'annessione al Regno d'Italia, a Faedis si registrano soltanto voti favorevoli (in provincia di Udine ci furono 104.988 voti favorevoli, 36 contrari e 15 nulli). Il 29 dicembre con regio decreto venne nominato il primo sindaco di Faedis, Giuseppe Armellini.

Da allora in poi si aprì un periodo di stabilità che permise l'inizio dello sviluppo di questa zona. In questi anni Faedis contava quasi 5000 abitanti ed era considerata una delle zone di maggiore produzione vinicola della provincia di Udine. Grazie al discreto sviluppo agricolo, Faedis riuscì ad arginare in parte il fenomeno dell'emigrazione che caratterizzò le terre friulane fino alla seconda metà del 1900.

La storia degli ultimi 100 anni di Faedis è stata caratterizzata principalmente dalla prima e seconda guerra mondiale e dalla resistenza friulana con la partecipazione delle Brigate Garibaldi e delle Brigate Osoppo , che nell'estate del 1944 costituirono la Zona Libera del Friuli Orientale, che comprendeva i comuni di Attimis, Nimis, Faedis, Lusevera, Taipana e Torreano di Cividale. Tale esperienza terminerà alla fine di settembre con una potente controffensiva dell'esercito tedesco,che riconquistò i territori persi pochi mesi prima e si vendico incendiando le case, deportando ed uccidendo molte persone.
Proprio in questi territori, qualche mese dopo, precisamente il 7 febbraio 1945, accadde un fatto tremendo, che segna il punto più disastroso a cui giunge in queste terre la dilacerazione fra guerre partigiane, l'eccidio delle malghe di Porzûs, e che ancora oggi è fonte di animati dibattiti.

Faedis - anni 50 del 1900Dopo la guerra, le tappe della rinascita passarono per le prime elezioni libere: la scelta tra Repubblica o Monarchia (Repubblica 1534 voti - Monarchia 973 - Schede Bianche 208 - Nulle 40), le elezione per la costituente e quelle per l'amministrazione comunale che in tutti e due i casi videro vittoriosa la Democrazia Cristiana. Il primo sindaco scaturito da libere elezioni fu Giuseppe Pelizzo che, insieme alla sua amministrazione e alla gente di Faedis dovette affrontare i problemi della ricostruzione e della rinascita sociale ed economica della comunità faedese così prostrata dalla guerra.

Negli anni successivi la ripresa economica fu lenta e progressiva e non diede la possibilità a tutti di una vita dignitosa, costrigendoli molti all'emigrazione. Tra il 1945 e il 1959, furono 1700 le persone che lasciarono il comune di Faedis, in cerca di migliori fortune.

Purtroppo, come gran parte del resto del Friuli, anche Faedis (comune disastrato), fu colpito pesantemente dal terremoto del 1976, per fortuna quasi esclusivamente per danni materiali. L'impegno e la dedizione profusa nell'opera di ricostruzione oltre a permettere una ripresa economica che garantirà una richezza generalizzata, mai vista prima in queste terre, ha permesso al comune di Faedis di essere insignito della Medaglia d'oro al Merito Civile.

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